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Anagrafe degli animali d’affezione: le nuove linee guida del Ministero.

Le Linee Guida relative alla movimentazione e registrazione nell’anagrafe degli animali d’affezione, stilate come previsto dall’Accordo 24 gennaio 2013 tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, le province, i comuni e le comunità montane in materia di identificazione e registrazione degli animali d’affezione, per eseguire correttamente, in termini di identificazione, registrazione e tutela sanitaria, le movimentazioni dei cani e gatti, sia di proprietà che ospitati in strutture di ricovero. Comprendono due modelli per la dichiarazione degli estremi di provenienza e destinazione degli animali randagi ospitati nei canili, nonché per il trasferimento di quelli soggetti a provvedimenti di natura giudiziaria.862385iqa9pbu6vk

Tratto dal sito ufficiale del Ministero della Salute.

Il testo comprende le linee guida per :

  1. animali di proprietà, correttamente identificati e registrati;
  2. animali randagi ospitati in strutture il cui trasferimento deve avvenire nel rispetto dei requisiti indicati e ciò anche nel caso di trasferimento di animali a scopo di adozione con temporaneo soggiorno presso siti di accoglienza;
  3. L’identificazione e registrazione del cane e del gatto, i requisiti sanitari e documentali che devono accompagnare gli animali e i corretti requisiti dei mezzi e degli operatori deputati al trasporto.

 

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO UFFICIALE

 

 

 

REGOLAMENTO (UE) N. 576 del 12 giugno 2013 relativo ai “movimenti a carattere non commerciale di animali da

passaporto-animali-domestici

compagnia” CLICCA QUI PER LEGGERE IL REGOLAMENTO COMPLETO

 

A tale regolamento vanno affiancati:
– Il REGOLAMENTO DI ESECUZIONE N. 577 del 28 giugno 2013 (CLICCA QUI PER LEGGERE IL REGOLAMENTO COMPLETO)relativo ai “modelli dei documenti di identificazione per i movimenti a carattere non commerciale di cani, gatti e furetti, alla definizione di elenchi di territori e paesi terzi e ai requisiti relativi al formato, all’aspetto e alle lingue delle dichiarazioni attestanti il rispetto di determinate condizioni di cui al regolamento n. 576/2013”
– la DIRETTIVA 2013/31/UE del 12 giugno 2013 (CLICCA QUI PER LEGGERE IL REGOLAMENTO COMPLETO), che “modifica la direttiva 92/65/CEE per quanto riguarda le norme sanitarie che
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disciplinano gli scambi e le importazioni nell’Unione di cani, gatti e furetti”
– il REGOLAMENTO n. 388 del 6 maggio 2010 (CLICCA QUI PER LEGGERE IL REGOLAMENTO COMPLETO) recante le “disposizioni per quanto riguarda il numero massimo di animali da compagnia di determinate specie che possono essere oggetto di movimenti a carattere non commerciale”.

 

 

Reg. CEE n. 1523/2007 11 dicembre 2007 (divieto di commercializzazione, importazione ed esportazione pellicce di cane e gatto e prodotti che le contengono)

 

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA
(Omissis) considerando quanto segue(*):

Articolo 1
Lo scopo del presente regolamento è vietare la commercializza- zione, l’importazione nella Comunità e l’esportazione fuori della Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le dalmatacontengono, al fine di eliminare ostacoli al funzionamento del mercato interno e di indurre i consumatori a confidare nuovamente nel fatto che i prodotti di pellicceria che i consumatori acquistano non contengono pellicce di cane e di gatto.

Articolo 2
Ai fini del presente regolamento si intende per:
1) «gatto», un animale della specie felis silvestris;
2) «cane», un animale della sottospecie canis lupus familiaris;
3) «commercializzazione», la detenzione di pellicce di cane e/o di gatto o di prodotti che le contengono, a scopo di vendita, inclusa l’offerta in vendita, la vendita e la distribuzione;
4) «importazione», l’immissione in libera pratica ai sensi dell’articolo 79 del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario, escluse le importazioni prive di qualsiasi carattere commerciale di cui all’articolo 45, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CEE) n. 918/83 del Consiglio, del 28 marzo 1983, relativo alla fissazione del regime comunitario delle franchigie doganali.
5) «esportazione», l’operazione che permette alle merci comunitarie di uscire dal territorio doganale della Comu- nità, ai sensi dell’articolo 161 del regolamento (CEE) n. 2913/92.

Articolo 3
Sono vietate la commercializzazione, l’importazione nella Comunità e l’esportazione fuori della Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono.

Articolo 4
In deroga all’articolo 3, la Commissione può eccezionalmente adottare misure che autorizzino la commercializzazione, l’importazione o l’esportazione di pellicce di cane e di gatto o di prodotti che le contengono, per finalità didattiche o per la pratica della tassidermia.Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali del presente regolamento e che stabiliscono le condizioni di applicazione di dette deroghe, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 6, paragrafo 2.

Articolo 5  (Metodi di identificazione della specie di origine delle pellicce)
Gli Stati membri informano la Commissione dei metodi analitici che utilizzano per identificare la specie d’origine delle pellicce entro il 31 dicembre 2008 e successivamente ogni volta che nuovi sviluppi lo richiedano.La Commissione può adottare misure che stabiliscono i metodi analitici da utilizzare per identificare la specie d’origine delle pellicce. Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali del presente regolamento integrandolo con nuovi elementi, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 6, paragrafo 2, e sono incluse nell’allegato del presente regolamento.

Articolo 6
1. catena alimentare e la salute degli animali istituito dall’articolo 58, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (1).
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano l’articolo 5 bis, paragrafi da 1 a 4, e l’articolo 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell’articolo 8 della stessa.

Articolo 7
Gli Stati membri riferiscono alla Commissione in merito alle iniziative adottate per dare applicazione al presente regolamento.La Commissione riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all’applicazione del presente regolamento, anche in ambito doganale, entro il 31 dicembre 2010.Le relazioni della Commissione sono rese accessibili al pubblico.

Articolo 8  ( Le Sanzioni )
Gli Stati membri stabiliscono le norme in materia di sanzioni in caso di violazione del presente regolamento e prendono i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni previste devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano le relative disposizioni alla Commissione entro il 31 dicembre 2008 e provvedono poi a notificare immediatamente le eventuali modifiche successive.

Articolo 9
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.Esso è applicabile a decorrere dal 31 dicembre 2008.

(*)

(1) Nella percezione dei cittadini dell’Unione europea, cani e gatti sono considerati animali da compagnia, per cui non è accettabile usare le loro pellicce e i prodotti che le contengono. Esistono prove dell’esistenza nella Comunità di pellicce di cane e di gatto non etichettate e di prodotti contenenti tali pellicce. I consumatori sono pertanto preoccupati del fatto che potrebbero acquistare pellicce di cane e di gatto e prodotti che le contengono. Il 18 dicembre 2003 (3) il Parlamento europeo ha adottato una dichiara- zione in cui esprime preoccupazione riguardo al commer- cio di tali pellicce e prodotti e chiede che vi venga posto un termine onde ripristinare la fiducia dei consumatori e dei dettaglianti dell’Unione europea. Nelle riunioni del 17 novembre 2003 e del 30 maggio 2005 il Consiglio Agricoltura e pesca ha inoltre sottolineato la necessità di adottare al più presto norme sul commercio delle pellicce di cane e di gatto e dei prodotti che le contengono.
(2) È opportuno chiarire che dovrebbero essere interessate dal presente regolamento solo le pellicce delle specie gatto domestico e cane domestico. Tuttavia, essendo scientifica- mente impossibile differenziare le pellicce di gatto domestico da quelle di altre sottospecie di gatto non domestico, è opportuno che il presente regolamento adotti una definizione di «felis silvestris» che comprenda anche le sottospecie di gatto non domestico
(3)
Per rispondere alle preoccupazioni dei consumatori, numerosi Stati membri hanno adottato misure legislative volte ad impedire la produzione e la commercializzazione di pellicce di cane e di gatto.
(4) Esistono divergenze fra le disposizioni degli Stati membri riguardo al commercio, all’importazione, alla produzione e all’etichettatura delle pellicce e dei prodotti di pellicceria, allo scopo di impedire la commercializzazione delle pellicce di cane e di gatto o il loro utilizzo a fini commerciali. Alcuni Stati membri hanno vietato totalmente la produzione di pellicce di cane e di gatto vietando l’allevamento e l’abbattimento di tali animali per la loro pelliccia, mentre altri hanno adottato restrizioni alla produzione o all’importazione di pellicce e di prodotti che le contengono. In alcuni Stati membri sono state stabilite prescrizioni in tema di etichettatura. È probabile che la crescente sensibilizza- zione dei cittadini riguardo alla questione induca altri Stati membri ad adottare ulteriori misure restrittive a livello nazionale.
(5) Di conseguenza, alcuni commercianti di pellicce dell’Unione europea hanno adottato un codice di condotta volontario che prevede l’astensione dal commercio di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono. Tuttavia tale codice si è rivelato insufficiente per impedire l’importazione e la vendita di pellicce di cane e di gatto, soprattutto nel caso dei commercianti che trattano pellicce la cui specie d’origine non è indicata e non è facilmente riconoscibile o che acquistano articoli contenenti questo tipo di pellicce e sono esposti al rischio che tali prodotti non possano essere legalmente commercializzati in uno o più Stati membri o che il commercio in uno o più Stati membri debba conformarsi ad ulteriori prescrizioni intese ad impedire l’utilizzo di pellicce di cane e di gatto.
(6) Le divergenze fra le misure nazionali riguardanti le pellicce di cane e di gatto costituiscono ostacoli al commercio delle pellicce in generale. Tali misure impediscono il regolare funzionamento del mercato interno, poiché l’esistenza di diverse prescrizioni giuridiche ostacola la produzione di pellicce in generale e rende più difficile la libera circolazione nella Comunità delle pellicce legalmente importate o prodotte nella Comunità. Le diverse prescrizioni giuridiche dei vari Stati membri comportano oneri e costi aggiuntivi per i commercianti di pellicce.
(7) L’opinione pubblica è inoltre confusa dalla diversità delle prescrizioni giuridiche vigenti negli Stati membri, che costituisce un ostacolo al commercio.
(8) Le misure stabilite dal presente regolamento dovrebbero quindi armonizzare le norme vigenti negli Stati membri per quanto concerne il divieto di vendita, d’offerta in vendita e di distribuzione delle pellicce di cane e di gatto e dei prodotti che le contengono ed evitare così perturbazioni del mercato interno per tutti i prodotti simili.
(9) Per eliminare l’attuale frammentazione del mercato interno è necessaria un’armonizzazione e lo strumento più efficace e proporzionato per lottare contro gli ostacoli agli scambi derivanti da prescrizioni nazionali divergenti sarebbe un divieto di commercializzazione, di importazione nella Comunità e di esportazione fuori dalla Comunità di pellicce di cane e di gatto e dei prodotti che le contengono.
(10) L’introduzione di un obbligo di etichettatura non permet- terebbe di conseguire lo stesso risultato, poiché imporrebbe un onere sproporzionato all’industria dell’abbigliamento, compresi gli operatori specializzati in pellicce finte, e comporterebbe inoltre costi sproporzionati nei casi in cui la pelliccia rappresenta solo una minima parte del prodotto.
(11) Nella Comunità non esiste alcuna tradizione di allevamento di cani e di gatti da pelliccia, sebbene siano stati rilevati casi di fabbricazione di pellicce di cane e di gatto. In effetti la grande maggioranza dei prodotti contenenti pellicce di cane e di gatto presenti nella Comunità sembra provenire dai paesi terzi. Per essere più efficace, il divieto imposto sul commercio intracomunitario dovrebbe quindi essere accompagnato da un divieto di importazione degli stessi prodotti nella Comunità. Un siffatto divieto di importa- zione risponderebbe, inoltre, alle preoccupazioni espresse dai consumatori riguardo alla possibile introduzione nella Comunità di pellicce di cane e di gatto, soprattutto poiché risulta che tali animali potrebbero essere allevati e abbattuti con crudeltà.
(12) Il divieto di esportazione dovrebbe altresì garantire che all’interno della Comunità non vengano prodotti a scopo di esportazione pellicce di cane e di gatto e prodotti che le contengono
(13) È opportuno tuttavia prevedere la possibilità di deroghe limitate al divieto generale di commercializzazione, impor- tazione nella Comunità ed esportazione fuori dalla Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono. È il caso delle pellicce di cane e di gatto importate e commercializzate per finalità didattiche o per la pratica della tassidermia.
(14) Il regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio (1) reca norme sulla sanità pubblica e degli animali relative alla commercializzazione e all’importazione o esportazione di sottoprodotti di origine animale, incluse le pellicce di cane e di gatto. È pertanto opportuno chiarire l’ambito di applicazione del presente regolamento, che dovrebbe essere l’unico atto ad applicarsi alla commercia- lizzazione e all’importazione o esportazione di pellicce di cane e di gatto in tutte le fasi della produzione, inclusa quella delle pelli da pellicceria gregge. Il presente regolamento non dovrebbe comunque incidere sugli obblighi previsti dal regolamento (CE) n. 1774/2002 in materia di smaltimento di pellicce di cane e di gatto per ragioni di sanità pubblica.
(15) Le misure per vietare l’utilizzo di cani e gatti per la produzione di pellicce dovrebbero essere applicate uniformemente in tutta la Comunità. Le tecniche attualmente utilizzate per identificare la pelliccia di cane e di gatto, come la prova del DNA, la microscopia e la spettrometria di massa MALDI-TOF, variano tuttavia da uno Stato membro all’altro. È opportuno che le informazioni riguardanti tali tecniche siano messe a disposizione della Commissione, affinché gli organi incaricati dell’applicazione della legge siano mantenuti aggiornati sulle innovazioni del settore e sia possibile valutare la possibilità di prescrivere una tecnica uniforme.
(16) Le misure necessarie per l’attuazione del presente regola- mento sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (2).
(17) In particolare la Commissione ha il potere di stabilire metodi analitici per identificare le specie d’origine delle pellicce ed eccezionalmente di adottare misure di deroga ai divieti di cui al presente regolamento. Tali misure di portata generale e intese a modificare elementi non essenziali del presente regolamento, anche integrandolo con l’aggiunta di nuovi elementi non essenziali, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 5 bis della decisione 1999/468/CE.
(18)
Gli Stati membri dovrebbero definire le norme concernenti le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni del presente regolamento e garantirne l’effet- tiva applicazione. Tali sanzioni dovrebbero essere efficaci, proporzionate e dissuasive. In particolare, gli Stati membri che sequestrano partite di pellicce di cane e di gatto successivamente all’applicazione del presente regolamento dovrebbero adottare leggi che permettano la confisca e la distruzione di tali partite e la sospensione o la revoca delle licenze di importazione o esportazione concesse ai commercianti interessati. Gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad applicare sanzioni penali qualora ciò sia possibile ai sensi del diritto nazionale.
(19) Poiché l’obiettivo del presente regolamento, vale a dire l’eliminazione degli ostacoli al funzionamento del mercato interno mediante l’armonizzazione a livello comunitario dei divieti nazionali riguardanti il commercio di pellicce di cane e di gatto e dei prodotti che le contengono, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri e può essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà di cui all’articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

 

 

– Accordo tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy del 6 febbraio 2003.

Con il presente accordo le Regioni e il Governo si impegnano, ciascuno per le proprie competenze, a promuovere iniziative rivolte a favorire una corretta convivenza tra le persone e gli pet-therapyanimali da compagnia, nel rispetto delle esigenze sanitarie, ambientali e del benessere degli animali. (CLICCA QUI PER LEGGERE IL REGOLAMENTO COMPLETO)

 

 

 

Ordinanza del Ministero della Salute – “Tutela incolumità pubblica da aggressione cani”.

La presente ordinanza del 6 agosto 2013 è stata prorogata fino a settembre del 2016, mantenendo quanto sancito già dalle proroghe precedenti riguardo non solo alla conduzione di un cane in ambiente urbano, ma anche allle operazioni chirurgiche e al divieto di possedere o detenere cani registrati per: delinquenti; soggetti sottoposti a misure di prevenzione personale, o sicurezza personale; soggetti condannati per delitto non colposo contro la persona, contro patrimonio, oppure per i reati artt. 727, 544-ter, 544-quater, 544-quinques (L. 189/2004 e L. 201/2010); soggetti minori di 18 anni; soggetti interdetti, o inabili, per infermità di mente.

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto l’articolo 32 della Costituzione;
Visto il Regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320 e successive modificazioni;
Visto l’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni;
Vista la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987,ratificata dall’Italia con la legge 4 novembre 2010, n. 201, recante «Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno»;
Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281, concernente «Legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo», e successive modificazioni;
Visto l’articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 febbraio 2003, concernente il «Recepimento dell’accordo tra il Ministro della salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 6 febbraio 2003, recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 4 marzo 2003, n. 52;
Visti gli articoli 544-ter, 650 e 727 del codice penale;
Vista l’ordinanza del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 3 marzo 2009 concernente «Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 23 marzo 2009, n. 68;
Visto il decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 26 novembre 2009, recante percorsi formativi per i proprietari dei cani, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 25 gennaio 2010, n. 19;
Vista l’ordinanza del Ministro della salute del 22 marzo 2011,
«Differimento del termine di efficacia e modificazioni dell’ordinanza del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 3 marzo 2009 concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 13 maggio 2011, n. 10;
Vista l’ordinanza del Ministro della salute del 4 agosto 2011, «Integrazioni all’ordinanza del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 3 marzo 2009, concernente la tutela dell’incolumita’ pubblica dall’aggressione dei cani, come modificata dall’ordinanza del Ministro della salute 22 marzo 2011», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dell’8 settembre 2011, n. 209;

Considerato che continua a sussistere la necessità di adottare disposizioni cautelari volte alla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani a causa del verificarsi di incidenti soprattutto in ambito domestico legati alla non corretta gestione degli animali da parte dei proprietari;
Ritenuto necessario, in attesa dell’emanazione di una disciplina normativa organica in materia, rafforzare il sistema di prevenzione del rischio di aggressione da parte di cani basato non solo sull’imposizione di divieti e obblighi per i proprietari e detentori di cani, ma anche sulla formazione degli stessi per migliorare la loro capacità di gestione degli animali;
Considerato al riguardo che il Consiglio dei Ministri nella seduta del 26 luglio 2013 ha approvato un disegno di legge recante, tra l’altro, delega per la disciplina della tutela dell’incolumità personale dall’aggressione di cani (art. 21);
Ritenuto pertanto di determinare la durata dell’efficacia della presente ordinanza in 12 mesi, stante la pendenza dell’iter del predetto d.d.l.;
Visto il decreto ministeriale 8 luglio 2013, recante delega di attribuzioni del Ministro della salute al Sottosegretario di Stato On.le Paolo Fadda, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 2 agosto 2013, n. 180;

Ordina:

Art. 1
1. Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali o cose provocati dall’animale stesso.
2. Chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua proprieta’ ne assume la responsabilita’ per il relativo periodo.
3. Ai fini della prevenzione di danni o lesioni a persone, animali o cose il proprietario e il detentore di un cane adottano le seguenti misure:
a) utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni;
b) portare con se’ una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorita’ competenti;
c) affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente;
d) acquisire un cane assumendo informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonche’ sulle norme in vigore;
e) assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive.
4. E’ fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglierne le feci e avere con se’ strumenti idonei alla raccolta delle stesse.
5. Sono istituiti percorsi formativi per i proprietari di cani, in conformita’ al decreto ministeriale 26 novembre 2009, con rilascio di un attestato di partecipazione denominato patentino. I percorsi formativi sono organizzati dai comuni congiuntamente ai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, i quali possono avvalersi della collaborazione dei seguenti soggetti: ordini professionali dei medici veterinari, facolta’ di medicina veterinaria, associazioni veterinarie e associazioni di protezione animale. Il comune, su indicazione del servizio veterinario ufficiale, individua il responsabile scientifico del percorso formativo tra i medici veterinari esperti in comportamento animale o appositamente formati dal Centro di referenza nazionale per la formazione in sanita’ pubblica veterinaria, istituito presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna.
5. I comuni e i servizi veterinari delle Aziende  sanitarie  locali possono organizzare percorsi formativi per i proprietari di cani,  in conformita’ al decreto ministeriale 26 novembre 2009, con rilascio di un attestato di partecipazione  denominato  «patentino»,  avvalendosi della  collaborazione   degli   Ordini   professionali   dei   medici veterinari,  dei   Dipartimenti   di   medicina   veterinaria   delle Universita’, delle Associazioni veterinarie e delle  Associazioni  di protezione  animale.  Per  ogni  percorso   formativo   deve   essere individuato un  responsabile  scientifico  tra  i  medici  veterinari esperti in comportamento animale di  cui  all’art.  1,  comma  3  del decreto ministeriale 26 novembre 2009  o  appositamente  formati  dal Centro di referenza nazionale per la formazione in  sanita’  pubblica veterinaria, istituito presso l’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna. I percorsi formativi  su  base volontaria possono essere promossi e organizzati autonomamente  anche da medici veterinari libero professionisti nel rispetto  dei  criteri sopra  indicati,  informando  il  comune,  il  Servizio   veterinario dell’Azienda sanitaria locale e l’Ordine professionale.
6. Il medico veterinario libero professionista informa i proprietari di cani in merito alla disponibilita’ di percorsi formativi e, nell’interesse della salute pubblica, segnala ai servizi veterinari dell’azienda sanitaria locale la presenza, tra i suoi assistiti, di cani che richiedono una valutazione comportamentale in quanto impegnativi per la corretta gestione ai fini della tutela dell’incolumita’ pubblica.
7. A seguito di episodi di morsicatura, di aggressione o sulla base di altri criteri di rischio i comuni, su indicazione dei servizi veterinari, decidono, nell’ambito del loro compito di tutela dell’incolumita’ pubblica, quali proprietari di cani hanno l’obbligo di svolgere i percorsi formativi. Le spese per i percorsi formativi sono a carico del proprietario del cane.

Art. 2
1. Sono vietati:
a) l’addestramento di cani che ne esalti l’aggressivita’;
b) qualsiasi operazione di selezione o di incrocio di cani con lo scopo di svilupparne l’aggressivita’;
c) la sottoposizione di cani a doping, cosi’ come definito all’articolo 1, commi 2 e 3, della legge 14 dicembre 2000, n. 376;
d) la vendita, l’esposizione ai fini di vendita e la commercializzazione di cani sottoposti a interventi chirurgici non conformi all’articolo 10 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 4 novembre 2010, n. 201.
2. Gli interventi chirurgici effettuati in conformità all’articolo 10 della citata Convenzione europea sono certificati da un medico veterinario. Il certificato veterinario segue l’animale ed è presentato quando richiesto dalle autorita’ competenti.
3. Gli interventi chirurgici effettuati in violazione dell’articolo 10 della citata Convenzione europea sono da considerarsi maltrattamento animale ai sensi dell’articolo 544-ter del codice penale.

Art. 3
1. Fatto salvo quanto stabilito dagli articoli 86 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, recante «Regolamento di polizia veterinaria», a seguito di morsicatura o aggressione, i servizi veterinari attivano un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario.
2. I servizi veterinari, oltre a quanto stabilito dall’articolo 1, comma 7, in caso di rilevazione di rischio elevato, stabiliscono le misure di prevenzione e la necessita’ di una valutazione comportamentale e di un eventuale intervento terapeutico da parte di medici veterinari esperti in comportamento animale.
3. I servizi veterinari detengono un registro aggiornato dei cani dichiarati a rischio elevato di aggressivita’ ai sensi del comma 2.
4. I proprietari dei cani inseriti nel registro di cui al comma 3 stipulano una polizza di assicurazione di responsabilita’ civile per danni contro terzi causati dal proprio cane e applicano sempre al cane, quando si trova in aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, sia guinzaglio sia museruola.

Art. 4
1. E’ vietato possedere o detenere cani registrati ai sensi dell’articolo 3, comma 3:
a) ai delinquenti abituali o per tendenza;
b) a chi e’ sottoposto a misure di prevenzione personale o amisura di sicurezza personale;
c) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due anni;
d) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva o decreto penale di condanna, per i reati di cui agli articoli 727, 544-ter,544-quater, 544-quinques del codice penale, per quelli previsti dall’articolo 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189, e dall’articolo 4 della legge 4 novembre 2010, n. 201;
e) ai minori di 18 anni, agli interdetti e agli inabili per infermita’ di mente.

Art. 5
1. La presente ordinanza non si applica ai cani in dotazione alle Forze armate, di polizia, di protezione civile e dei Vigili del fuoco.
2. Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettere a) e b), e all’articolo 1, comma 4, non si applicano ai cani addestrati a sostegno delle persone diversamente abili.
3. Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettere a) e b), non si applicano ai cani a guardia e a conduzione delle greggi e ad altre tipologie di cani comunque individuate con proprio atto dalle regioni o dai comuni.

Art. 6
1. Le violazioni delle disposizioni della presente ordinanza sono sanzionate dalle competenti autorita’ secondo le disposizioni in vigore.

Art. 7
1. La presente ordinanza ha efficacia per 12 mesi a decorrere dal giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

 

LEGGE 120/2010 NUOVE DISPOSIZIONI DI SOCCORSO E SICUREZZA STRADALE PER GLI ANIMALI.

Art. 31
(Modifiche agli artt. 177 e 189 del D.lgs. n. 285/1992
, in materia di mezzi di soccorso per animali e di incidenti con
 danni ad animali)

1. Al comma 1 dell’articolo 177 del decreto legislativo n. 285 del
 1992, dopo il secondo periodo sono aggiunti i seguenti:
“L’uso dei
 predetti dispositivi è altresì consentito ai conducenti delle
 autoambulanze, dei mezzi di soccorso anche per il recupero degli
 animali o di vigilanza zoofila, nell’espletamento dei servizi urgenti
di istituto, individuati con decreto del Ministro delle 
infrastrutture e dei trasporti. Con il medesimo decreto sono 
disciplinate le condizioni alle quali il trasporto di un animale in
gravi condizioni di salute può essere considerato in stato di
 necessità anche se effettuato da privati, nonchè la documentazione
 che deve essere esibita, eventualmente successivamente all’atto di
controllo da parte delle autorita’ di polizia stradale di cui
 all’articolo 12, comma 1”.

2. All’articolo 189 del decreto legislativo n. 285 del 1992 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
“9-bis. L’utente della strada, in caso di incidente comunque
 ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o piu’
animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi
e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo 
intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno.
 Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da
euro 389 a euro 1.559. Le persone coinvolte in un incidente con danno 
a uno o piu’ animali d’affezione, da reddito o protetti devono porre 
in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di
soccorso. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo
 precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di
 una somma da euro 78 a euro 311.”

 

 

Ordinanza del 24 dicembre 2008 e proroghe – “Norme su divieto utilizzo e detenzione esche o bocconi avvelenati.

Art. 1
1. La presenza nell’ambiente di bocconi ed esche contenenti veleni o sostanze nocive costituisce un grave rischio per la salute dell’uomo, degli animali e per l’ambiente.2. Ai fini della tutela della CROCCHIODIsalute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumità delle persone, degli animali e dell’ambiente è vietato a chiunque utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli; è vietato, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce .3. Il proprietario o il responsabile dell’ animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati deve segnalare alle Autorità competenti.4. Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da ditte specializzate, debbono essere effettuate con modalità tali da non nuocere in alcun modo le persone e le altre specie animali e pubblicizzate dalle stesse ditte, tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno 5 giorni lavorativi d’anticipo. La tabellazione dovrà contenere l’indicazione della presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e le sostanze utilizzate.

Art. 2
1. Il medico veterinario che, sulla base di una sintomatologia conclamata, emette diagnosi di sospetto di avvelenamento o viene a conoscenza di un caso di avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica, deve darne immediata comunicazione al Sindaco e al Servizio veterinario della Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente.2. In caso di decesso dell’animale il medico veterinario deve inviare le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio, accompagnati da referto anamnestico al fine di indirizzare la ricerca analitica. A seguito di episodi ripetuti, ascrivibili alle stesse circostanze di avvelenamento confermato dall’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale, il medico veterinario, ove ritenga, può emettere diagnosi autonoma, senza l’ausilio di ulteriori analisi di laboratorio.

Art. 3
1. Gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali devono sottoporre ad autopsia l’animale ed effettuare le opportune analisi sui campioni pervenuti o prelevati in sede autoptica.2. L’Istituto di cui al comma 1, deve eseguire le analisi entro trenta giorni dall’arrivo del campione e comunicarne gli esiti al medico veterinario che ha inviato i campioni, al Servizio veterinario della Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente e, qualora positivo, all’Autorità giudiziaria.

Art. 4
1. Il Sindaco, a seguito della segnalazione di cui all’articolo 2, comma 1, deve dare immediate disposizioni per l’apertura di una indagine, da effettuare in collaborazione con le altre Autorità competenti.2. Il Sindaco, qualora venga accertata la violazione dell’articolo 1, provvede ad attivare tutte le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata.3. Il Sindaco, entro 48 ore dall’accertamento della violazione dell’ articolo 1, provvede , in particolare, ad individuare le modalità di bonifica del terreno e del luogo interessato dall’avvelenamento, prevedendone la segnalazione con apposita cartellonistica, nonché ad intensificare i controlli da parte delle Autorità preposte.4. Per garantire una uniforme applicazione delle attività previste dal presente articolo, è attivato, presso ciascuna Prefettura, un “Tavolo di coordinamento” per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno.5. Il Tavolo di cui al comma 4, coordinato dal Prefetto o da un suo rappresentante, è composto da un rappresentante della Provincia, dai Sindaci delle aree interessate e da rappresentanti dei Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali, del Corpo Forestale dello Stato, degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali competenti per territorio, delle Guardie zoofile e delle Forze di Polizia locali.

Art.5
1. I produttori di presidi medico-chirurgici, di fitosanitari e di sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei topicidi, ratticidi, lumachicidi e nematocidi ad uso domestico, civile ed agricolo aggiungono al prodotto una sostanza amaricante che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali non bersaglio. Nel caso in cui la forma commerciale sia “un’esca”, deve essere previsto un contenitore con accesso solo all’animale bersaglio.2. Nell’ etichetta dei prodotti di cui al comma 1 debbono essere indicate le modalità d’uso e di smaltimento del prodotto stesso.

Art. 6
1. La presente Ordinanza, inviata alla Corte dei Conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ed ha efficacia di dodici mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.


ORDINANZA 19 marzo 2009 (modifiche all’ordinanza 18 dicembre 2008)

OMISSIS

Art. 1

L’Ordinanza Ministeriale 18 dicembre 2008 pubblicata nella GazzettaUfficiale del 17 gennaio 2009, n. 13, emanata dal Ministero dellavoro, della salute e delle politiche sociali recante «norme suldivieto di utilizzo di detenzione di esche o di bocconi avvelenati»e’ cosi’ modificata:
1. All’art. 2, comma 1, le parole: «o viene a conoscenza di uncaso di avvelenamento» sono soppresse.
2. All’art. 2, comma 2, dopo la parola: «analitica» sono inseritele seguenti: «L’invio di spoglie di animali deceduti peravvelenamento e campioni da essi prelevati, avviene per il tramite delle ASL competenti per il territorio o delle ditte convenzionatecon le predette ASL.».
3. All’art. 4, comma 5, dopo le parole «Forze di Polizia locali»sono inserite le seguenti: «e un veterinario libero professionistanominato dall’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia diappartenenza»
4. All’art. 5, comma 1, la parola «nematocidi» e’ soppressa.
5. All’art. 5, comma 1, le parole: «topicidi, ratticidi» sonosostituite con la parola: «rodenticidi».
6. All’art. 5, comma 1, la frase «Nel caso in cui la formacommerciale sia “un’esca”, deve essere previsto un contenitore conaccesso solo all’animale bersaglio» viene sostituita con la seguente«Nel caso di rodenticidi per uso civile deve essere previsto uncontenitore, all’atto dell’utilizzo, con accesso solo all’animalebersaglio».

Art. 2
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali,in attuazione degli obblighi previsti dall’art. 5, comma 1,dell’Ordinanza Ministeriale 18 dicembre 2008, predispone unaprocedura semplificata per il rilascio di un’autorizzazione entro iltermine di 4 mesi dalla presentazione della domanda qualora lamodifica relativa alla sostanza amaricante non influisca sullecaratteristiche del preparato ne’ sulla sua efficacia.
2. I produttori di cui all’art. 5 dell’Ordinanza Ministeriale 18 dicembre 2008 presentano al Ministero del lavoro, della salute edelle politiche sociali, entro 30 giorni dalla data di entrata invigore della presente ordinanza, la domanda di adeguamento delleautorizzazioni.
3. Le aziende possono continuare le attivita’ produttive gia’autorizzate fino al centoventesimo giorno dalla pubblicazione dellapresente Ordinanza nella Gazzetta Ufficiale della RepubblicaItaliana. Fino alla stessa data possono essere concesse, nel rispettodell’ordine cronologico delle domande, autorizzazioni alla produzioneper le quali l’istanza sia stata presentata prima della data dientrata in vigore dell’ordinanza di cui all’art. 1 e possono essereeffettuate le conseguenti attivita’ produttive.

OMISSIS

ORDINANZA 14 gennaio 2010 (proroga e modifica dell’ordinanza 18 dicembre 2008)

Art. 1
1. L’ordinanza 18 dicembre 2008, come modificata dall’ordinanza 19marzo 2009, e’ cosi’ modificata:
a) all’art. 1, comma 2 dopo la parola «metalli» sono aggiunte leparole «o materiale esplodente»;
b) l’art. 1, comma 3 e’ cosi’ sostituito:«3. Il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto acausa di esche o bocconi avvelenati deve segnalare il caso alleautorita’ competenti tramite il medico veterinario che emette ladiagnosi di sospetto di cui all’art. 2, comma 1»;
c) l’art. 1, comma 4 e’ cosi’ sostituito:«4. Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguiteda ditte specializzate, devono essere effettuate con modalita’ talida non nuocere in alcun modo alle persone e alle specie animali nonbersaglio e devono essere pubblicizzate dalle stesse ditte, tramiteavvisi esposti nelle zone interessate con almeno cinque giorni lavorativi d’anticipo. La tabellazione deve contenere l’indicazionedi pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificatividel responsabile del trattamento, la durata del trattamento el’indicazione delle sostanze utilizzate»;
d) all’art. 1 dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti commi: «5. Al termine delle operazioni il responsabile della dittaspecializzata deve provvedere alla bonifica del sito mediante ilritiro delle esche non utilizzate e delle spoglie dei ratti o dialtri animali infestanti».«6. Nelle aree protette per motivi di salvaguardia di specieselvatiche oggetto di misure di protezione a carattereinternazionale, ove esse siano particolarmente minacciate dai ratti,e’ possibile effettuare, previa comunicazione al Ministero dellasalute, operazioni di derattizzazione mediante rodenticidi senzal’utilizzo degli appositi contenitori di esche a condizione che:a. il principio attivo utilizzato come rodenticida sia a bassapersistenza ambientale al fine di evitare la contaminazione dellacatena alimentare e dell’ambiente;b. sia stabilita la durata massima di permanenza nell’ambientedelle esche in relazione agli obiettivi da raggiungere, sulla basedella letteratura scientifica piu’ aggiornata;c. al termine dell’operazione le esche non utilizzate sianorimosse dall’ambiente e venga redatto un apposito verbale di chiusuradell’operazione, a cura del responsabile della stessa, nel quale siaindicato il numero di esche immesse nell’ambiente, l’area interessatadall’operazione e il numero di esche, non utilizzate e rimosse altermine dell’operazione. Il suddetto verbale, inviato in copia alMinistero della salute, e’ a disposizione delle autorita’ competentiper eventuali controlli»;
e) l’ultimo periodo del comma 2 dell’art. 2 e’ abrogato
f) all’art. 3, comma 1 la parola «autopsia» e’ sostituita con laparola «necroscopia» e la parola «autoptica» e’ sostituita con laparola «necroscopica»;
g) all’art. 3, comma 2 dopo le parole «territorialmentecompetente» sono aggiunte le parole «, al sindaco»;
h) all’art. 4, comma 1 dopo le parole «all’art. 2, comma 1» sonoaggiunte le parole «o all’art. 3, comma 2»;
i) all’art. 5, comma 1 dopo la parola «amaricante» sono aggiuntele parole «o repellente» e dopo le parole «solo all’animale bersaglio» sono aggiunte le parole «fatti salvi i casi previstiall’art. 1, comma 6»;

Art. 2
1. Il termine di validita’ dell’ordinanza del Ministro del lavoro,della salute e delle politiche sociali 18 dicembre 2008, come modificata dall’ordinanza 19 marzo 2009 e dalla presente ordinanza, e’ prorogato di ulteriori 24 mesi decorrenti dalla data di pubblicazione della presente.
2. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei conti per laregistrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nellaGazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed ha efficacia diventiquattro mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.

Ordinanza prorogata il 14 gennaio 2014.

 

 

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CITES – Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione.

Dal 1975 è attiva la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora

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selvatiche minacciate di estinzione, denominata in sigla CITES (Convention on International Trade of Endangered Species); è entrata in vigore in Italia nel 1980 ed attualmente è applicata da 178 Stati.

L’Unione Europea con il Regolamento del consiglio (CE) n. 338 del 1997 ed i successivi Regolamenti applicativi della Commissione ha voluto rendere esecutiva in maniera più rigorosa e uniforme in tutti gli Stati membri i dettami della CITES per la conservazione di un maggior numero di specie rispetto a quelle elencate nelle tre Appendici. Sono infatti oltre 36.000 le specie inserite negli Allegati A, B, C e D del regolamento comunitario.

E’ bene ricordare che ogni Stato aderente alla CITES utilizza un proprio formulario per rilasciare i permessi o certificati richiesti dalla Convenzione, ma devono, comunque, riportare obbligatoriamente l’Autorità di gestione dello Stato interessato, la data del rilascio e di validità, un numero progressivo del documento, la denominazione scientifica e comune della specie animale o vegetale, la descrizione esatta della merce (esemplare vivo, trofeo, pelle, borsa, pianta, ecc.), l’indicazione del Paese di origine e provenienza, timbro e firma dell’Autorità di rilascio.

E’ dunque importante sapere che:

  • E’ vietato importare, (ri)esportare, trasportare, vendere, esporre e detenere gli esemplari tutelati dalla CITES che siano sprovvisti di specifici permessi. Specifiche sanzioni, anche di carattere penale, sono previste dalla legislazione nazionale in caso di violazioni della Convenzione e dei Regolamenti Comunitari.
  • Si possono importare e/o (ri)esportare animali e piante, loro parti e prodotti derivati inclusi nelle Appendici della CITES e negli Allegati dei Regolamenti Comunitari solo se autorizzati. Vengono infatti richiesti permessi che riportano dati precisi in riferimento alle specie che si intendono movimentare (esempio: data di rilascio e di validità, denominazione scientifica e comune della specie, descrizione esatta della merce e gli estremi dell’origine/provenienza della medesima, etc.). In Italia i certificati sono rilasciati dal Corpo forestale dello Stato e dal Ministero dello sviluppo economico.
  • Presso 23 delle sedi doganali italiane sono presenti i Nuclei Operativi CITES per il controllo e la verifica merceologica delle spedizioni di animali e piante tutelate dalla CITES.
  • Sono centinaia le specie animali e vegetali il cui commercio è vietato e decine di migliaia quelle regolamentate dalla CITES e dalla relativa normativa internazionale, comunitaria e nazionale. Sono così protetti pappagalli, scimmie, rettili, cactus, orchidee nonché oggetti in avorio, gusci di tartaruga, animali impagliati, pelli di felini e molti altri esemplari.
  • Si raccomanda di prestare la massima attenzione prima di acquistare e importare esemplari vivi o derivati di specie tutelate dalla CITES. Si potrebbe incorrere, se sprovvisti delle necessarie autorizzazioni, in una sanzione amministrativa o in una denuncia penale, ai sensi della normativa vigente.
  • L’ultimo aggiornamento all’elenco delle specie protette ai sensi del Regolamento (CE) n. 338/97 è contenuto nel Reg. (CE) n. 101/2012 attualmente in vigore.
  • SCARICA IL REGOLAMENTO COMPLETO  QUI
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EUROPA: CONVENZIONE PER LA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI DI STRASBURGO (1987)

CAPITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1
1. Per animale da compagnia si intende ogni animale tenuto, o destinatoad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico,per suo diletto e compagnia.
2. Per commercio di animali da compagnia si intende l’insieme di transazionieffettuate in maniera regolare per quantitativi rilevanti ed a fini di lucro,che comportano il trasferimento di proprietà di tali animali.
3. Per allevamento e custodia di animali da compagnia a fini commerciali siintendono l’allevamento e la custodia praticati principalmente a fini dilucro per quantitativi rilevanti.
4. Per rifugio per animali si intende un istituto a fini non di lucro nel qualegli animali da compagnia possono essere tenuti in congruo numero. Qualora lalegislazione nazionale e/o le norme amministrative lo consentano, tale istitutopuò accogliere animali randagi.
5. Per animale randagio si intende ogni animale da compagnia senza alloggiodomestico o che si trova all’esterno dei limiti dell’alloggio domesticodel suo proprietario o custode e che non è sotto il controllo o la direttasorveglianza di alcun proprietario o custode.
6. Per autorità competente, si intende l’autorità designatadallo Stato membro.

Art. 2
1. Ciascuna Parte si impegna a prendere i necessari provvedimenti per conferireeffetto alle disposizioni della presente Convenzione per quanto riguarda:
a) gli animali da compagnia tenuti da una persona fisica o morale in qualsiasialloggio domestico, o istituto per il commercio, l’allevamento e la custodiaa fini commerciali di tali animali, nonché in ogni rifugio per animali;
b) se del caso, gli animali randagi.
2. Nessuna disposizione della presente Convenzione è intesa a pregiudicarel’attuazione di altri strumenti per la protezione degli animali o per lapreservazione delle specie selvatiche in pericolo.
3. Nessuna disposizione della presente Convenzione è intesa a pregiudicarela facoltà delle Parti di adottare norme più rigorose al finedi assicurare la protezione degli animali da compagnia o l’applicazionedelle seguenti disposizioni a categorie di animali che non sono espressamentecitate nel presente strumento.

CAPITOLO II – PRINCIPI PER IL MANTENIMENTO DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA

Art. 3
1. Nessuno causerà inutilmente dolori, sofferenze o angosce ad unanimale da compagnia.
2. Nessuno deve abbandonare un animale da compagnia

Art. 4
1. Ogni persona che tenga un animale da compagnia o che abbia accettatodi occuparsene sarà responsabile della sua salute e del suo benessere.
2. Ogni persona che tenga un animale da compagnia o se ne occupi, deve provvederealla sua installazione e fornirgli cure ed attenzione, tenendo conto dei suoibisogni etologici secondo la sua specie e la sua razza ed in particolare:
a) rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua di sua convenienza;
b) procurargli adeguate possibilità di esercizio;
c) prendere tutti i ragionevoli provvedimenti per impedire che fugga.
3. Un animale non deve essere tenuto come animale da compagnia se:
a) le condizioni di cui al paragrafo 2 di cui sopra non sono soddisfatte, oppure
b) benché tali condizioni siano soddisfatte, l’animale non puòadattarsi alla cattività.

Art. 5
Qualsiasi persona la quale selezioni un animale da compagnia per riproduzione,è tenuta a tener conto delle caratteristiche anatomiche, fisiologichee comportamentali che sono di natura tale da mettere a repentaglio la saluteed il benessere della progenitura o dell’animale femmina.

Art. 6
Nessun animale da compagnia deve essere venduto ai minori di 16 anni senzail consenso esplicito dei genitori o di altre persone che esercitano la responsabilitàparentale.

Art. 7
Nessun animale da compagnia deve essere addestrato con metodi che possonodanneggiare la sua salute ed il suo benessere, in particolare costringendo l’animalead oltrepassare le sue capacità o forza naturale, o utilizzando mezziartificiali che causano ferite o dolori, sofferenze ed angosce inutili.

Art. 8
1. Qualsiasi persona la quale, all’atto dell’entrata in vigore dellaConvenzione, pratichi il commercio o l’allevamento o la custodia di animalida compagnia a fini commerciali, o gestisca un rifugio per animali deve dichiararloall’Autorità competente entro un termine adeguato che saràstabilito da ciascuna Parte.
Qualsiasi persona la quale intenda praticare una delle predette attivitàdeve farne dichiarazione all’Autorità competente.
2. Questa dichiarazione deve indicare:
a) le specie di animali da compagnia in oggetto o che saranno in oggetto;
b) la persona responsabile e le sue nozioni in materia;
c) una descrizione dei locali ed attrezzature che sono o saranno utilizzati
3. Le attività di cui sopra possono essere esercitate solamente se:
a) la persona responsabile è in possesso delle nozioni e della capacitànecessarie all’esercizio di tale attività, avendo sia una formazioneprofessionale, sia un’esperienza sufficiente per quanto riguarda gli animalida compagnia;
b) i locali e le attrezzature utilizzate per l’attività soddisfanoai requisiti di cui all’articolo 4.
4. L’Autorità competente stabilisce, in base alla dichiarazioneeffettuata in conformità con le disposizioni del paragrafo 1, se le condizionidi cui al paragrafo 3 sono soddisfatte o meno. Qualora non fossero sufficientementesoddisfatte, l’Autorità competente raccomanda provvedimenti e vietal’inizio o il proseguimento dell’attività se ciò ènecessario ai fini della protezione degli animali.
5. L’Autorità competente deve, conformemente con la legislazionenazionale, controllare se le summenzionate condizioni sono soddisfatte o meno.

Art. 9
1. Gli animali da compagnia non possono essere utilizzati per pubblicità,spettacoli, esposizioni, competizioni o manifestazione analoghe a meno che
a) l’organizzatore non abbia provveduto a creare le condizioni necessarieper un trattamento di tali animali che sia conforme con i requisiti dell’articolo4 paragrafo 2 e che
b) la loro salute ed il loro benessere non siano messi a repentaglio.
2. Nessuna sostanza deve essere somministrata ad un animale da compagnia, nessuntrattamento deve essergli applicato, né alcun procedimento utilizzatoper elevare o diminuire il livello naturale delle sue prestazioni:
a) nel corso di competizioni;
b) in qualsiasi altro momento, qualora ciò possa mettere a repentagliola salute ed il benessere dell’animale.

Art. 10
1. Gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di unanimale da compagnia, o finalizzati ad altri scopi non curativi debbono esserevietati, in particolare:
a) il taglio della coda;
b) il taglio delle orecchie;
c) la recisione delle corde vocali;
d) l’esportazione delle unghie e dei denti.
2. Saranno autorizzate eccezioni a tale divieto solamente:
a) se un veterinario considera un intervento non curativo necessario sia perragioni di medicina veterinaria, sia nell’interesse di un determinato animale;
b) per impedire la riproduzione.
3. a) gli interventi nel corso dei quali l’animale proverà o saràsuscettibile di provare forti dolori debbono essere effettuati solamente inanestesia e da un veterinario o sotto il suo controllo;
b) gli interventi che non richiedono anestesia possono essere praticati da unapersona competente in conformità con la legislazione nazionale.

Art. 11
1. Solo un veterinario o altra persona competente deve procedere all’uccisionedi un animale da compagnia, tranne che in casi di urgenza per porre fine allesofferenze di un animale e qualora non si possa ottenere rapidamente l’assistenzadi un veterinario o di altra persona competente, o in ogni altro caso di emergenzaconfigurato dalla legislazione nazionale. Ogni uccisione deve essere effettuatacon il minimo di sofferenze fisiche e morali in considerazione delle circostanze.Il metodo prescelto, tranne che in casi di urgenza, deve:
a) sia indurre una perdita di coscienza immediata e successivamente la morte;
b) sia iniziare con la somministrazione di un’anestesia generale profondaseguita da un procedimento che arrechi la morte in maniera certa.
La persona responsabile dell’uccisione deve accertarsi della morte dell’animaleprima di eliminarne la spoglia.
2. Debbono essere vietati i seguenti metodi sacrificali:
a) l’annegamento ed altri sistemi di asfissia, se non producono gli effettidi cui al paragrafo 1, comma b;
b) l’utilizzazione di qualsiasi veleno o droga di cui non sia possibilecontrollare il dosaggio e l’applicazione in modo da ottenere gli effettidi cui al paragrafo 1;
c) l’elettrocuzione a meno che non sia preceduta da un’immediata perditadi coscienza.

CAPITOLO III – MISURE COMPLEMENTARI PER GLI ANIMALI RANDAGI

Art. 12
Quando una Parte ritiene che il numero di animali randagi rappresenta un problema per detta Parte, essa deve adottare le misure legislative e/o amministrativenecessarie a ridurre tale numero con metodi che non causino dolori, sofferenze o angosce che potrebbero essere evitate.
a) Tali misure debbono comportare che:
I) se questi animali debbono essere catturati, ciò sia fatto con il minimodi sofferenze fisiche e morali tenendo conto della natura dell’animale;
II) nel caso che gli animali catturati siano tenuti o uccisi, ciò sia fatto in conformità con i principi stabiliti dalla presente Convenzione.
b) Le Parti si impegnano a prendere in considerazione:
I) l’identificazione permanente di cani e gatti con mezzi adeguati checausino solo dolori, sofferenze o angosce di poco conto o passeggere, come iltatuaggio abbinato alla registrazione del numero e dei nominativi ed indirizzidei proprietari;
II) di ridurre la riproduzione non pianificata dei cani e dei gatti col promuoverela loro sterilizzazione.
III) di incoraggiare le persone che rinvengono un cane o un gatto randagio,a segnalarlo all’Autorità competente.

Art. 13
Le eccezioni ai principi stabiliti nella presente Convenzione relative allacattura, al mantenimento ed all’uccisione degli animali randagi sarannoaccolte solo se sono inevitabili nell’ambito dei programmi governatividi controllo delle malattie.

CAPITOLO IV – INFORMAZIONE ED ISTRUZIONE

Art. 14
Le Parti si impegnano a promuovere lo sviluppo di programmi d’informazionee di istruzione al fine di incoraggiare tra le organizzazioni e gli individuiinteressati al mantenimento, all’allevamento, all’addestramento, alcommercio ed alla custodia di animali da compagnia, la consapevolezza e la conoscenzadelle disposizioni e dei principi della presente Convenzione. In tali programmi,dovrà in particolar modo essere richiamata l’attenzione sui seguentipunti:
a) l’addestramento di animali da compagnia a fini commerciali o di competizione,da effettuarsi da parte di persone con nozioni e competenze specifiche;
b) la necessità di scoraggiare:
I) il dono di animali da compagnia ai minori di 16 anni senza l’espressoconsenso dei loro genitori o di altre persone che esercitano la responsabilitàparentale;
II) il dono di animali da compagnia come premio, ricompensa, o omaggio;
III) la procreazione non pianificata di animali da compagnia;
c) le eventuali conseguenze negative per la salute ed il benessere degli animaliselvatici, del loro acquisto o inserimento come animali da compagnia;
d) i rischi derivanti dall’acquisto irresponsabile di animali da compagniache porta ad un aumento del numero degli animali non voluti ed abbandonati.

CAPITOLO V – CONSULTAZIONI MULTILATERALI

Art. 15
1. Le Parti procedono, entro un termine di cinque anni dall’entrata invigore della Convenzione e successivamente ogni cinque anni, ed in ogni casotutte le volte che una maggioranza dei rappresentanti delle Parti ne facciarichiesta, a consultazioni multilaterali in seno al Consiglio d’Europaal fine di esaminare l’attuazione della Convenzione nonché l’opportunitàdi una revisione o estensione di alcune sue disposizioni. Tali consultazionisi svolgeranno nel corso di riunioni convocate dal Segretario Generale del Consigliod’Europa.
2. Ogni Parte ha diritto a nominare un rappresentante che partecipi a tali consultazioni.Ogni Stato membro del Consiglio d’Europa che non è Parte alla Convenzioneha diritto a farsi rappresentare a tali consultazioni da un osservatore.
3. Dopo ogni consultazione, le Parti sottopongono al Comitato dei Ministri delConsiglio d’Europa un rapporto sulla consultazione ed il funzionamentodella Convenzione, includendovi, se lo ritengono necessario, proposte intesea recare emendamento agli articoli da 15 a 23 della Convenzione.
4. Fatte salve le disposizioni della presente Convenzione, le Parti stabilisconoil regolamento interno delle consultazioni.

CAPITOLO VI – EMENDAMENTI

Art. 16
1. Ogni emendamento agli articoli da 1 a 14, proposto da una Parte o dalComitato di Ministri, sarà comunicato al Segretario Generale del Consigliod’Europa che provvederà a trasmetterlo agli Stati membri del Consigliod’Europa, ad ogni Parte, e ad ogni Stato invitato ad aderire alla Convenzionein conformità con le disposizioni dell’articolo 19.
2. Ogni emendamento proposto in conformità con le disposizioni del paragrafoprecedente, è esaminato, almeno due mesi dopo la data della sua comunicazioneda parte del Segretario Generale, nel corso di una consultazione multilateralenella quale l’emendamento può essere approvato da una maggioranzadi due terzi delle Parti. Il testo approvato è comunicato alle Parti.
3. Ogni emendamento entra in vigore alla scadenza di un periodo di dodici mesidopo la sua approvazione in occasione di una consultazione multilaterale, ameno che una delle Parti non abbia notificato obiezioni.

CAPITOLO VII – DISPOSIZIONI FINALI

Art. 17
La presente Convenzione è aperta alla firma degli Stati membri delConsiglio d’Europa. Essa sarà sottoposta a ratifica, accettazioneo approvazione. Gli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazionesaranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

Art. 18
1. La presente Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mesesuccessivo alla scadenza di un periodo di sei mesi dopo la data in cui quattroStati membri del Consiglio d’Europa abbiano espresso il loro consenso adessere vincolati dalla Convenzione, in conformità con il disposto dell’articolo17.
2. La Convenzione entrerà in vigore, per ogni Stato membro che esprimasuccessivamente il suo consenso ad essere vincolato dalla Convenzione il primogiorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di sei mesi dopo la datadel deposito dello strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione.

Art. 19
1. Dopo l’entrata in vigore della presente Convenzione, il Comitatodei Ministri del Consiglio d’Europa potrà invitare ogni Stato nonmembro del Consiglio d’Europa ad aderire alla presente Convenzione, mediantedecisione presa a maggioranza secondo l’articolo 20 lettera d) dello Statutodel Consiglio d’Europa1 ed all’unanimità dai rappresentantidegli Stati contraenti abilitati a partecipare al Comitato dei Ministri.
2. La Convenzione entrerà in vigore, per ogni Stato membro, il primogiorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di sei mesi dopo la datadel deposito dello strumento d’adesione presso il Segretario Generale delConsiglio d’Europa.

Art. 20
1. Ogni Stato può, all’atto della firma o del deposito del propriostrumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, indicareil territorio o i territori ai quali si applicherà la presente Convenzione.
2. Ogni Parte può in qualsiasi momento successivo, tramite dichiarazionerivolta al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, estendere l’applicazionedella presente Convenzione ad ogni altro territorio indicato nella dichiarazione.La Convenzione entrerà in vigore nei confronti di detto territorio ilprimo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di sei mesi dopola data di ricezione della dichiarazione da parte del Segretario Generale.
3. Ogni dichiarazione fatta ai sensi dei due paragrafi precedenti potràessere ritirata, per quanto concerne ogni territorio indicato nella predettadichiarazione, mediante notifica inviata al Segretario Generale. Il ritiro avràeffetto il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di seimesi dopo la data di ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.

Art. 21
1. Ogni Stato può, all’atto della firma o del deposito del propriostrumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, dichiararedi avvalersi di una o più riserve riguardo all’articolo 6 ed alcomma a del paragrafo 1 dell’articolo 10. Nessun’altra riserva puòessere fatta.
2. Ogni Parte che abbia formulato una riserva ai sensi del paragrafo precedentepuò ritirarla interamente o in parte inviando una notifica al SegretarioGenerale del Consiglio d’Europa. Il ritiro avrà effetto alla datadi ricezione della notifica da parte del Segretario Generale.
3. La Parte che ha formulato una riserva nei riguardi di una disposizione dellapresente Convenzione non può richiedere l’applicazione di tale disposizionead un’altra Parte; tuttavia essa può, se la riserva è parzialeo condizionale, domandare l’applicazione di tale disposizione nella misurain cui essa stessa l’ha accettata.

Art. 22
1. Ogni Parte può, in ogni tempo, denunciare la presente Convenzioneinviando una notifica al Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
2. La denuncia avrà effetto il primo giorno del mese successivo allascadenza di un periodo di sei mesi dopo la data di ricezione della notificada parte del Segretario Generale.

Art. 23
Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notificherà agliStati membri del Consiglio e ad ogni Stato che abbia aderito alla presente Convenzioneo sia stato invitato a farlo:
a) ogni firma;
b) il deposito di ogni strumento di ratifica, di accettazione, di approvazioneo di adesione;
c) ogni data di entrata in vigore della presente Convenzione conformemente congli articoli 18, 19, 20 della stessa Convenzione;
d) ogni altro atto, notifica o comunicazione relativa alla presente Convenzione.

In ITALIA la Direttiva è stata ratificata mediante la L.201/2010.

ART. 1
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, stilata a Strasburgo il 13 novembre del 1987.

ART. 2
1. Piena ed intera esecuzione e’ data alla Convenzione di cui all’articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo 18 della Convenzione stessa.

ART. 3
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 544-bis, le parole: « da tre mesi a diciotto mesi » sono sostituite dalle seguenti: « da quattro mesi a due anni »;
b) all’articolo 544-ter, primo comma, le parole: « da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro » sono sostituite dalle seguenti: « da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro ».

ART. 4
1. Chiunque, al fine di procurare a se’ o ad altri un profitto, reiteratamente o tramite attivita’ organizzate, introduce nel territorio nazionale animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, privi di sistemi per l’identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale, e’ punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da euro 3.000 a euro 15.000.
2. La pena di cui al comma 1 si applica altresi’ a chiunque, al fine di procurare a se’ o ad altri un profitto, trasporta, cede o riceve a qualunque titolo animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, introdotti nel territorio nazionale in violazione del citato comma 1.
3. La pena e’ aumentata se gli animali di cui al comma 1 hanno un’eta’ accertata inferiore a dodici settimane o se provengono da zone sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria adottate per contrastare la diffusione di malattie trasmissibili proprie della specie.
4. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti previsti dai commi 1 e 2 del presente articolo, e’ sempre ordinata la confisca dell’animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato. E’ altresi’ disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell’attivita’ di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti e’ pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attivita’. In caso di recidiva e’ disposta l’interdizione dall’esercizio delle attivita’ medesime.
5. Gli animali oggetto di provvedimento di sequestro o di confisca sono affidati alle associazioni o agli enti indicati nel decreto del Ministro della salute, adottato ai sensi dell’articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale, di cui al regio decreto 28 maggio 1931, n. 601, che ne fanno richiesta, salvo che vi ostino esigenze processuali.
6. Gli animali acquisiti dallo Stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca sono assegnati, a richiesta, alle associazioni o agli enti ai quali sono stati affidati ai sensi del comma 5.
7. Le entrate derivanti dall’applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui al comma 5 del presente articolo, con le modalita’ di cui all’articolo 8 della legge 20 luglio 2004, n. 189.

ART. 5
1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque introduce nel territorio nazionale animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, privi di sistemi per l’identificazione individuale, e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 100 a euro 1.000 per ogni animale introdotto.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque introduce nel territorio nazionale animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 998/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, in violazione dei requisiti previsti dalla legislazione vigente, e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 1.000 per ogni animale introdotto. La sanzione non si applica se le violazioni sono regolarizzate nel rispetto di quanto disposto dalla legislazione vigente.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, alla sanzione di cui al comma 2 e’ altresi’ soggetto chiunque trasporta o cede, a qualunque titolo, animali introdotti nel territorio nazionale in violazione di quanto previsto dai commi 1 e 2.
4. Si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 2.000 per ogni animale introdotto se gli animali di cui ai commi 1, 2 e 3 hanno un’eta’ accertata inferiore a dodici settimane o se provengono da zone sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria adottate per contrastare la diffusione di malattie trasmissibili proprie della specie.

ART. 6
1. Il trasportatore o il titolare di un’azienda commerciale che, nel periodo di tre anni, commette tre violazioni delle disposizioni previste dall’articolo 5, accertate in modo definitivo, e’ soggetto alla sospensione dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attivita’ per un periodo da uno a tre mesi. Se il periodo intercorrente tra le due violazioni e’ inferiore a tre mesi, e’ applicata la durata massima della sospensione.
2. Il titolare di un’azienda commerciale che, nel periodo di tre anni, commette tre violazioni delle disposizioni previste dall’articolo 13-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, accertate in modo definitivo, e’ soggetto alla sospensione dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attivita’ per un periodo da uno a tre mesi. Se il periodo intercorrente tra le due violazioni e’ inferiore a tre mesi, e’ applicata la durata massima della sospensione.
3. Il trasportatore che, nel periodo di tre anni, commette cinque violazioni delle disposizioni previste dall’articolo 5 della presente legge, o il titolare di un’azienda commerciale che, nel periodo di tre anni, commette cinque violazioni delle disposizioni previste dal medesimo articolo 5 della presente legge o dall’articolo 13-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, accertate in modo definitivo, e’ soggetto alla revoca dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attivita’.
4. Il trasportatore o il titolare di un’azienda commerciale nei cui confronti e’ stata disposta la revoca dell’autorizzazione, ai sensi del comma 3, non puo’ conseguire un’altra autorizzazione per l’esercizio della medesima attivita’ prima di dodici mesi.
5. I soggetti che hanno accertato una violazione che prevede l’applicazione della sospensione o della revoca dell’autorizzazione del trasportatore o del titolare di un’azienda commerciale trasmettono all’autorita’ che l’ha rilasciata copia del verbale di contestazione e ogni altro documento utile all’adozione dei provvedimenti di sospensione o di revoca.

ART. 7
1. Ai fini dell’accertamento e dell’irrogazione delle sanzioni previste dalla presente legge si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, in quanto compatibili.
2. Quando una violazione delle disposizioni previste dall’articolo 5 della presente legge e’ commessa utilizzando un veicolo immatricolato all’estero, si applicano le disposizioni dell’articolo 207 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni.
3. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo ai sensi dell’articolo 207 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, e’ affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione, ad uno dei soggetti indicati nell’articolo 214-bis del medesimo codice, di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992, e successive modificazioni. Gli animali sono ricoverati, a spese del responsabile della violazione, in un luogo che garantisca la tutela del loro benessere nel rispetto delle norme vigenti in materia.
4. L’entita’ delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge e’ aggiornata ogni due anni in misura pari all’intera variazione, accertata dall’Istituto nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nei due anni precedenti. A questo fine, entro il 1° dicembre di ogni biennio, il Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e della giustizia, fissa, seguendo il criterio di cui al periodo precedente, i nuovi limiti delle sanzioni amministrative pecuniarie, che si applicano dal 1° gennaio dell’anno successivo. Tali limiti possono superare quelli massimi indicati nella legge 24 novembre 1981, n. 689. La misura delle sanzioni amministrative pecuniarie, aggiornata ai sensi delle disposizioni del presente comma, e’ oggetto di arrotondamento all’unita’ di euro, per eccesso se la frazione decimale e’ pari o superiore a 50 centesimi di euro, ovvero per difetto se e’ inferiore a tale limite.
5. Le autorita’ competenti all’irrogazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge sono il Ministero della salute, le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano, negli ambiti di rispettiva competenza.

ART. 8
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.