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Plastica e oceani: minacce e contromisure

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Plastica e oceani: minacce e contromisure

 

La prima parte del titolo inquadra già la situazione, e la maggior parte delle persone ne saranno già state informate, o per via indiretta tramite notizie sentite via tv o grazie a documentazione reperita in internet, ma purtroppo esiste ancora una certa percentuale di popolazione che ignora un fatto a dir poco devastante per il nostro pianeta, e cioè che la plastica sta lentamente uccidendo gli oceani e tutto ciò che essi contengono. Jembeck[1] sostiene che ogni anno vengono introdotti circa 8 milioni di tonnellate di plastica nel sistema marino e secondo Eriksen[2] 5.25 trilioni di pezzi di materiale plastificato galleggiano sulla superficie o si trovano confinati sui fondali.

Quali sono gli effetti della plastica sugli ecosistemi marini?

Il più immediato e facilmente percepibile riguarda la moria di specie animali acquatiche e volatili, le quali, scambiando per cibo pezzi di plastica, muoiono per soffocamento, ma vi è un effetto ancora più terribile e devastante che, agendo silenziosamente e nelle retrovie, arriva fino a noi esseri umani: è il così detto fenomeno di biomagnificazione. Questo è un processo che prevede un aumento di concentrazioni di sostanze tossiche al salire della catena alimentare, quindi se un organismo ingerisce un piccolo pezzo di plastica, il quale è composto da derivati quali il Bisfenolo A, nel momento in cui esso viene predato le concentrazioni della sostanza tossica si moltiplicano dentro il nuovo organismo, e cosi via. E chi è l’ultimo anello della catena alimentare? La risposta è l’uomo! Questo vuol dire che l’inquinamento degli oceani sta avendo ripercussioni anche sul nostro organismo tramite l’ingestione di sostanze tossiche attraverso l’alimentazione a base di pesce.

I derivati della plastica

Gli “endocrin disruptor chemicals” EDC, traducibili in italiano in “perturbatori endocrini”, sono un problema diffuso dei nostri giorni che se non contenuto e regolamentato, può portare ad un graduale e radicato problema nella salute dell’uomo prima e degli altri organismi che popolano il pianeta dopo.

A questo proposito nell’ultima decade molti studi sono già stati fatti, portando la questione all’attenzione pubblica e ottenendo la regolamentazione in organi internazionali quali la convenzione di Stoccolma, che ne regola e bandisce diversi, ma non tutti…

A questo proposito si cita uno dei più ubiqui nell’ambiente: il BIsfenolo A (BPA). Questo “perturbatore endocrino” può essere presente nell’aria, nella terra, ma finisce la sua corsa nei mari e nelle acque, dove viene bio-accumulato. È prodotto dalla condensazione catalizzata-acida dell’acetone con due fenoli, ed è utilizzato nella produzione di polycarbonate (60%), resine epossidiche (30%), e nella produzione di resine poliestere (10%).

Condizioni di alta temperatura e pH alcalino causano il rilascio di BPA nell’ambiente in maniera progressiva e molto difficilmente smaltibile, pertanto si trova a bio-accumularsi e, di conseguenza, venir ingerito da organismi quali zoo-plankton e fito-plankton, che a loro volta costituiscono la dieta di molti pesci e organismi marini che noi consumiamo sulle nostre tavole quotidianamente. E’ stata riscontrata anche una correlazione fra il pesce consumato e i livelli di EDC nei tessuti umani, oltre che nel latte materno[3].

Questi dati dovrebbero preoccupare e disegnare la giusta importanza al fenomeno, soprattutto in virtù del fatto che la produzione globale di plastica è incrementata da 1,5 milioni di tonnellate nel 1950 a 230 milioni di tonnellate nel 2009, con un incremento annuo medio del 9%[4].

Uscendo dall’ambiente marino e a proposito di pericoli per i mammiferi si cita un interessante studio effettuato su topi, su cui questi significanti effetti del BPA sono stati registrati in maniera dipendente dal sesso dell’animale e dalla dose.

Questi risultati hanno indicato che il BPA ha un potente effetto su specifiche porzioni del nNOS-immunoreattivo sistema associato al sistema olfattorio secondario, che è particolarmente importante nella sfera dei comportamenti sessuali.

Inoltre confermano che un’esposizione in periodo perinatale a questi “perturbatori endocrini”, in particolare BPA, può avere un alto impatto nell’organizzazione di specifici collegamenti neuronali che di conseguenza possono alterare complessi comportamentali e funzionali[5].

Cosa si sta facendo per combattere la situazione?

Già il fatto di parlarne è un primo passo verso la possibilità di miglioria della situazione, ma questo non è che l’inizio. Recentemente è emersa la notizia che uno studente 19enne olandese, Boyan Slat, abbia progettato una macchina “pulisci oceani” che sfrutterebbe le correnti oceaniche per il trasporto della plastica. Una frase presente sul sito di “The Ocean Clean Up”, la società da lui fondata, recita: “Perché muoversi attraverso gli oceani quando è l’oceano che può venire da te?”. Il progetto prevede l’installazione di grandi barriere galleggianti a forma di V, composte da fogli di plexiglas fino a 3m di profondità e rivolte verso la direzione delle correnti marine, in modo da convogliare tutto il materiale trasportato da esse e dirigerlo verso una stazione di raccolta al centro del sistema contenente frantumatori e compattatori alimentati ad energia solare, per poter meglio immagazzinare la plastica in attesa che venga riciclata. La fondazione “The Ocean Clean Up” ha portato a termine da poco uno studio sulla fattibilità dell’impianto, e presto passerà ad una fase pilota in cui verranno eseguite delle migliorie meccaniche ed in futuro cercherà di eliminare metà della plastica presente nel Nord Atlantico. Un progetto davvero molto ambizioso e che se venisse portato a termine, grazie anche ai fondi recepiti, darebbe un enorme contributo ad un problema che sta diventando sempre più serio e temibile.

 

Alberto Bertossi

Federico Gaeta

Sezione scientifica guardie ecozoofile – Laboratorio Verde FareAmbiente Lombardia Onlus

[1] Jambeck, J. R.; Geyer, R.; Wilcox, C.; Siegler, T. R.; Perryman, M.; Andrady, A.; Narayan, R.; Law, K. L., Plastic waste inputs from land into the ocean. Science 2015, 347, (6223), 768-771.

 

[2] Eriksen, T. H., Globalization: The key concepts. A&C Black: 2014.

 

[3] Fitzgerald, E. F.; Hwang, S.-A.; Langguth, K.; Cayo, M.; Yang, B.-Z.; Bush, B.; Worswick, P.; Lauzon, T., Fish consumption and other environmental exposures and their associations with serum PCB concentrations among Mohawk women at Akwesasne. Environmental research 2004, 94, (2), 160-170.

 

[4] 4.Europe, P., Plastics-the facts 2010. Plastic Europe, Frankfurt, Germany 2010.

 

[5] Martini, M.; Miceli, D.; Gotti, S.; Viglietti‐Panzica, C.; Fissore, E.; Palanza, P.; Panzica, G., Effects of perinatal administration of Bisphenol A on the neuronal nitric oxide synthase expressing system in the hypothalamus and limbic system of CD1 mice. Journal of neuroendocrinology 2010, 22, (9), 1004-1012.

 

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