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Galghi spagnoli rescue

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La tragedia dei galghi spagnoli

 

Pochi sono a conoscenza di questa pregiata razza di cani, e tanto meno sono a conoscenza di quanto sono costretti a subire tutt’oggi in Spagna, dal sovrasfruttamento per la caccia, ad una morte a dir poco tragica.

Il GALGO ESPANOL è il levriero spagnolo, un tipico cane da coursing (caccia alla lepre) dall’inseguimento veloce e che insegue a vista. Anticamente è stato anche usato per la caccia di altri animali come conigli, volpi, e anche orsi; però la primordiale utilizzazione della razza è stata ed è la caccia alla lepre.

Si tratta di cani molto dolci e pigri (possono, infatti, dormire fino a 16 ore al giorno), morbosamente attaccati al loro padrone, ma estremamente veloci, tanto da essersi guadagnati il soprannome “figli del vento”. Purtroppo in molte parti del mondo, soprattutto in Spagna, questo onorevole soprannome si è mutato in “i cani del nulla”, a riprova del fatto che non vengono considerati come esseri viventi e amici dell’uomo, ma solamente come macchine da caccia che, dopo aver compiuto il proprio dovere, vengono abbattuti in modi disumani, che vanno dalle badilate in testa ad essere impiccati ai rami di un albero, ad altezze diverse a seconda che il padrone sia rimasto soddisfatto o meno dell’operato del suo “oggetto da caccia”.

La più classica “tecnica di morte” ancora utilizzata, anche se non quanto in passato, è la cosi detta “tecnica del pianista”, nel caso in cui il cacciatore volesse punire il cane in quanto non soddisfacente. Questa tecnica consiste nel legare il galgo al collo, tirando la fune finchè le zampe posteriori non tocchino appena la terra: appeso in questo modo, il povero animale inizia a muoversi disperatamente avanti e indietro con le zampe posteriori che sfiorano il terreno come un “pianista”, allunga il collo e distorce l’epiglottide, nel disperato tentativo di restare in equilibrio e non essere strangolato. Venire assassinati in questo modo significa subire una morte lenta e orribile. Il cane ha tutto il tempo di provare panico, ansia, disperazione e dolore. Il soffocamento può durare ore, talvolta anche giorni, Quando non riesce più a restare in piedi sulle proprie zampe, appeso al laccio che gli stringe il collo, il cane infine viene strangolato.

Purtroppo la Federazione dei Gualgeros nega che ciò stia avvenendo, anche se in molte parti della Spagna vengono ancora trovati molti cadaveri appesi ai rami degli alberi, o in fondo ai pozzi. Gettare i galgo nei pozzi è un’altra pratica molto diffusa. A volte il cane viene incastrato nella scala interna al pozzo con un peso legato al collo che lo tira verso il basso: in queste condizioni l‘animale lotta anche per giorni in preda al panico e all’angoscia, prima di cadere nell’acqua e affogare.

Come se ciò non bastasse, prima di subire queste esecuzioni, i galghi vengono tenuti in condizioni pessime, tutti ammassati in stalle piccole e buie, in condizioni igieniche e sanitarie pressocchè inesistenti, con scarsissimi rifornimenti di cibo e di acqua, lasciati uscire solo per le battute di caccia. Le femmine destinate alla riproduzione sono costrette a sfornare una cucciolata dopo l’altra, finchè, o sfinite o perchè non più in grado di fornire cuccioli, vengono eliminate. Talvolta vengono lasciati legati fuori ad un albero in balia delle condizioni meteorologiche: essendo una razza molto sensibile al caldo e al freddo, il rischio di ammalarsi in quelle condizioni è estremamente elevato.

Cosa si può fare per fermare lo sterminio di questa razza? Esistono numerose associazioni che permettono di fare donazioni per la campagna contro i cacciatori spagnoli responsabili di ciò o addirittura adottare un galgo, salvandolo cosi da un destino di dolore e morte.

Molte persone hanno deciso di ricorrere all’adozione, accudendo e donando una nuova vita libera da sofferenze e oppressioni, e venendo ripagati dall’affettuosità di questo animale che si scopre essere un amico fedele ed inseparabile, nonché compagno di passeggiate e dormite.